BANDAY FESTIVAL — Intervista a Mali Yea

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Sabato 24 giugno 2017 ritorna a Reggio Emilia il Banday Festival, appuntamento giunto alla sua quinta edizione, un evento musicale dedicato al mondo della musica indipendente non tradizionale… questo festival è una piccola realtà trasversale, auto finanziata, che ha saputo crescere nel tempo nonostante le numerose difficoltà della scena musicale underground italiana. Sono molte le novità di quest’anno a partire dal cambio di location: questa volta a ospitare il festival sarà la splendida cornice bucolica del Caseificio La Rosa di Poviglio. Le porte si apriranno alle 17.00 e sul palco si alterneranno 8 gruppi provenienti da diverse parti della penisola… (continua sotto all’intervista) – eventofb Evento Facebook

Intervista a Mali Yea

È la 5a edizione del Banday*. Com’è nato?

MALI-YEA
Mali Yea

Mali Yea: “Capita spesso che le migliori idee nascano al bancone di un bar, davanti a un paio di birre. Io e i miei amici abbiamo messo insieme 12 band, trovato un posto in periferia e un service in prestito… non avevamo un soldo e nemmeno una idea chiara di quello che stavamo facendo, devo dire però che all’epoca l’entusiasmo era tanto, contagioso direi. Fu una bellissima esperienza. All’epoca il locale che ci ospitava stava per chiudere i battenti, a fine serata il proprietario aveva le lacrime agli occhi per la commozione, non credeva a quello che era successo: tutte le scorte erano terminate, i fusti di birra prosciugati. Ricordo che ci chiese di organizzarne subito un altro la settimana dopo.”

Perché averlo creato?

“Offrire una ‘alternativa’ è fondamentale, specialmente in questa città.”

Sei sempre stato tu?

“Ho trovato il nome e disegnato il logo del festival… sono dentro all’organizzazione fin dall’inizio, ho saltato solo la seconda edizione dove comunque ho fatto della manovalanza. L’idea di ripeterlo mi terrorizzava.”

Siete un collettivo? Come funziona?

“In sostanza siamo in due, io mi occupo dell’aspetto musicale, Lisa invece della parte dedicata al mercatino e la mostra fotografica.”

Come scegli le band che fai suonare?

“In primo luogo escludo cover band, tribute band e roba del genere, posti dove suonare ne hanno già abbastanza. Per il resto parlo con la gente ai concerti, vado a caccia di band giovani, ascolto il loro materiale… decido in base al mio sentire. Molti ci scrivono ed è positivo, significa che stiamo crescendo.

Non è solo musica, ci sono banchetti, artisti visivi?

“Sì, ci saranno i banchetti di artigianato e una mostra fotografica sulle ex Reggiane, tutto curato dall’associazione Fondali di Carta della quale Lisa è la Presidente. Alcuni musicisti suoneranno in collaborazione di videomakers che realizzeranno una performance visiva improvvisando sul momento.”

banday-logo

Come si svolgerà questa 5a edizione?

“Quest’anno ci siamo spostati al Caseificio La Rosa di Poviglio, in aperta campagna, il festival inizierà alle 17.00 con djset di sottofondo, poi alle 18.00 si parte con i live fino alle 2.00 del mattino, in totale sul palco suoneranno 8 band provenienti da diverse parti d’Italia, poi la festa proseguirà con djset e bar aperto fino a tarda ora… L’ingresso è rigorosamente gratuito e a fianco del Caseificio c’è un bosco dove è possibile campeggiare per la notte, sempre tutto free.”

Chi vuoi coinvolgere, che tipo di pubblico risponde? Pensi sia cambiato molto in questi ultimi anni?

“L’obiettivo più importante è coinvolgere i giovani, per questa ragione ogni anno cerco sempre di avere sul palco un paio di band ‘fresche’. Purtroppo ultimamente la tendenza che ho notato è che ai concerti ci siano più addetti ai lavori che pubblico normale, si tratta di musicisti che vanno a vedere musicisti ed è preoccupante.”

Quale bilancio fai delle edizioni passate? Nel bene e nel male.

“Arrivare fino a questo punto non è stato facile, specialmente senza avere il culo parato da sponsor, grosse associazioni, partiti politici, soldi comunali ecc. essere controcorrente rende tutte le cose più difficili ma devo dire che negli anni, grazie alla passione che ci governa, siamo stati in grado di far fronte a una infinita serie di problemi. È importante lanciare questo messaggio: in questa città è possibile fare molto pur avendo a disposizione pochissime risorse, basta prendere noi come esempio.”

Essere in modalità “DIY” è una scelta rivendicata o solo una conseguenza delle difficoltà a trovare partner per organizzare eventi di questo tipo?

“Lo stile ‘do it yourself’ ci rispecchia pienamente. Credo che continueremo su questa strada fino a quando ne avremo la forza, personalmente questo è quello che intendo con il termine ‘indipendente’. La scelta di non sottomettersi alle solite ‘realtà consolidate’ che ormai hanno il monopolio ovunque è significativa. Molti ad esempio realizzano eventi solo grazie agli aiuti economici elargiti dal Comune, se togli i finanziamenti queste ‘proposte culturali’ svaniscono nel nulla e con esse anche quelle persone che vi ruotano attorno come mosche.”

Cosa pensi della scena reggiana? Parliamo di cose belle: quali sono le band o attitudini che ti piacciono di più?

“Sfortunatamente non penso cose positive al riguardo…”

Mi sembra tu faccia parte degli “ostinati”, che non ti chiedi “ma chi me lo fa fare?”, però ti succede mai di pensare “interessa ancora a qualcuno?”. Mi pare che in molti si compiacciano a definire la scena reggiana e il suo pubblico come “morti”. Tu che ne pensi?

“Temo che attualmente le cose stiano proprio così. In questa città sono veramente poche le persone che cercano ancora di fare qualcosa di concreto e hanno del reale interesse per la questione.

I posti che propongono musica dal vivo chiudono, i locali degli apericena invece si moltiplicano esponenzialmente in base al numero delle persone vuote che li frequentano.

Molti si lamentano ma sono quelli che alla fine non fanno un cazzo per cambiare le cose. Per non parlare delle persone che dovrebbero sostenerti e invece sono le prime a voltarti le spalle, oppure l’esercito degli ‘hobbysti’ che tolglie spazio a chi ne avrebbe veramente diritto. Che contributo possono portare personaggi del genere alla ‘scena musicale reggiana’? Penso nessuno. Credo che molto dipenda dalla mancanza di un vero interesse per la musica e in generale verso la vita, alla ‘reggianità’ insomma, che è un vero e proprio stato mentale che limita la percezione degli abitanti di questa città…”

Certo che riguardo alla musica live sembra tutto molto più complicato di 20 anni fa. Cosa ci manca per fare di meglio a Reggio? Cosa faresti in priorità?

“Spesso è una guerra tra poveri, l’individualismo ha avuto la meglio sul valore primo che è la musica, che dovrebbe unire e non dividere. Le cose non dovrebbero andare in questo modo ma quello che viviamo oggi è il frutto di tantissime scelte sbagliate fatte per convenienza. Quello che dobbiamo continuare a fare è lanciare un segnale positivo, costruttivo, che sappia coinvolgere le nuove generazioni, così che possano evitare di fare gli stessi nostri errori.”

Le più belle sorprese musicali delle edizioni passate?

“Mi colpirono parecchio i Billy Rage di Correggio, gli Amalienborg e i Lute dell’edizione 2016, i The Great Saunites nel 2014…”

Il miglior ricordo, dalla prima edizione nel 2013?

“Beh, sicuramente le lacrime di gioia del proprietario del Circolo Jack dove abbiamo fatto la prima edizione.”

Fai parte del collettivo Dolpo e guidi il duo Anice (che suonerà anche al festival nella sua nuova versione). Quali sono le news in arrivo su questi due fronti?

“Le novità in arrivo sono parecchie, in questo momento sia Dolpo che Anice sono in fase di registrazione, a breve, si spera, dovrebbero vedere la luce due nuovi album. Non vedo l’ora.”

DOLPO
Mali Yea & Dolpo

Banday 2017 – INFO

Sono molte le novità di quest’anno a partire dal cambio di location: questa volta a ospitare il festival sarà la splendida cornice bucolica del Caseificio La Rosa di Poviglio, un accogliente casolare immerso nel verde della campagna reggiana, gestito dall’omonima Associazione Culturale che da tempo s’impegna a promuovere arte e cultura.
I concerti saranno suffragati da un colorato mercatino handmade e la mostra fotografica “Proteggi gli occhi 2” di Michael Rivera Estevez, entrambi curati dai ragazzi di Fondali di Carta. Durante la giornata saranno a disposizione del pubblico il bar / punto ristoro e uno spazio chill out con un djset dedicato alle persone più intimiste. Per gli amanti della natura in boccio invece ci sarà la possibilità di campeggiare in tenda nel bosco adiacente al caseificio e godersi l’ombra ristoratrice degli alberi in completo relax. Ampio parcheggio a disposizione e ingresso rigorosamente GRATUITO ed esente da tessere di qualsiasi tipo. Le porte si apriranno alle 17.00 e sul palco si alterneranno 8 gruppi provenienti da diverse parti della penisola:

ANICE, power duo chitarra e batteria da Reggio Emilia, post rock strumentale intriso di sonorità ambient / drone con dure sfumature post grunge permeate da una profonda introspezione interiore;
BIASANOT, trio modenese soundtrack-twat, suonerà atmosfere oniriche in completa simbiosi con le proiezioni realizzate sul momento dagli amici videomaker di Makkina;
DAIMON, deep drone / audio-visual, formazione in parte toscana, parmense e sarda, un’esperienza video-sonora che porta l’ascoltatore in luoghi lontani e solenni, dove la coscienza naviga tra il sogno e la veglia;
LUCIFERI, trio noise da Parma e Casalmaggiore, una band che colloca il proprio stile da qualche parte tra Shellac e gli Us Maple;
SOLIDI PLATONICI, future sound, duo sintetizzatore e batteria, un genere che probabilmente avremo la fortuna di ascoltare forse tra una trentina d’anni quando saremo pronti;
THE JACKSON POLLOCK, lo-fi / garage / punk explosion!, energici e sinceri, ruvidi e diretti, un power duo nato a Bologna che suona chitarra / basso, batteria e voce come se non ci fosse un domani;
TRISTAN DA CUHNA, honest post rock, power duo strumentale chitarra e batteria da Pavia, amanti della sobrietà, sinceri come pochi, si affidano solamente alle suggestive cavernosità dei loro riverberi;
TRUTH STARTS IN LIES, rehab hard core, energia pura e rabbia distruttiva che può avere solo una generazione di giovani ai quali hanno portato via il futuro.

Termine dei concerti previsto per le ore 02.00,
seguirà djset della casa.

Come arrivare:
CASEIFICIO LA ROSA, Via Romana 200/1, Poviglio (RE)
(coordinate per il navigatore: Strada Provinciale 1 – 42028 – Pontazzo)

In collaborazione con
Associazione Culturale Caseificio La Rosa
e Associazione di Promozione Sociale Fondali di Carta

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